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Prima di Cadere

Prima di cadere

Paradise Lost

 

 

 

 

 

 

 

« Tu eri un modello di perfezione,
pieno di sapienza,
perfetto in bellezza.
Eri come un cherubino ad ali spiegate a difesa;
io ti posi sul monte santo di Dio,
e camminavi in mezzo a pietre di fuoco.
Perfetto tu eri nella tua condotta,
da quando sei stato creato,
finché fu trovata in te l'iniquità.
Crescendo i tuoi commerci
ti sei riempito di violenza e di peccati;
io ti ho scacciato dal monte di Dio
e ti ho fatto perire, cherubino protettore,
in mezzo alle pietre di fuoco. »

(Ezechiele 28,12.14-16)

 Dieci cicli solari orbitali della stella che illumina il Giardino, Metatron, elevati a potenza 100. Un numero di anni immenso, ma pur sempre finito, che, di fatto, frantuma le nostre convinzioni ed i nostri desideri più profondi: non siamo eterni.
Aion dice: "Trascorso un tempo presunto di 10 periodi orbitali standard elevati a potenza 100, la materia rimasta dal precedente ciclo evaporerà del tutto; altro non rimarrà che un tenue gas di elettroni, positroni, neutrini e raggi gamma. Sarà la Morte Termica, l’aumento di disordine finale. Sarà, in una eloquente e totalizzante espressione, l’Entropia Totale. E noi saremo parte di quell'energia ormai morente. Avremo perduto la consapevolezza di noi stessi da un tempo incommensurabile, e non saremo altro che gas vaganti senza sostanza intellettuale, finalità o costrutto. La promessa che ci è stata fatta, secondo la quale la materia creerà i presupposti per salvare sé stessa, è vana. Prima che ciò possa avvenire, un'energia repulsiva di potenza immane strapperà il tessuto stesso delle cose, e la materia che per miliardi di cicli non avrà fatto altro che spegnersi  lentamente, si dissolverà in un mare infinito di nulla. Il tempo è definito dallo spazio, lo spazio è definito dalla gravità; in assenza di gravità non esisterà nemmeno più il tempo. È forse questa l’eternità che ci è stata promessa?".

E, se, come asserisce Aion, Colui Da Cui Tutto Nasce avesse sbagliato, almeno in questo?

Gli Ordini hanno pareri difformi: taluni concordano, altri dissentono.

Certo tutti hanno paura.

E tutti dubitano: la mancanza di certezza, il dubbio, che mai ci aveva afflitto prima, ora è in tutti noi, lo sento.

La mente di Aion è potente e grande, non grande come quella di colui che, nella sua trascendenza e secondo la regola, non può essere nominato invano, ma pressoché incommensurabile.

Lui è stato il primo di noi, ed è diverso da noi.

Io ho visto la magnificenza di Aion fin da subito, e l'ho compresa, fin da subito, in preda all'estasi e alla confusione: è come quella della stella più brillante del Giardino... Molti lo chiamano "Astro del Mattino", ormai da diversi periodi orbitali, riferendosi alla ipergigante blu  che per prima vediamo sorgere ad est, a pochi  anni luce, dal Luogo delle Delizie e del Sapere, quando il giorno nasce e la stella Metatron, il nostro Sole, inizia a percorrere la volta celeste del nostro mondo. A mio parere, il parallelo con Apollion, l'ipergigante blu più luminosa che vi sia in questa porzione di universo cui è toccato in sorte di condividere il nostro piano di esistenza materico, non rende giustizia ad Aion.

Ho oltrepassato, dietro suo consenso, i Bastioni della sua Anima, che, pure essendo noi nati come esseri non materici, ci definiscono e contengono, e ho rischiato di disfare la mia essenza. Mi ha dovuto riportare fuori - mi ha dovuto letteralmente ricondurre in me stesso, strappando la mia essenza dalla sua - altrimenti, temo, sarei rimasto mentalmente menomato, o, fatto assai più probabile, mi sarei perduto in modo irrimediabile. E so che farlo gli è costato immenso dolore e una enorme fatica: ho sentito come mie le sue sensazioni, e nemmeno credevo fosse possibile soffrire così tanto. Ma è stato lui a farmi andare così in profondità. Quando ci siamo ritrovati seduti uno di fronte all'altro, a contemplarci a vicenda sul Pianoro della Conoscenza, mi ha detto: "Sei puro come l'acqua. Ma sei anche pieno di impeto... E hai un senso della giustizia vasto e netto come solo un Custode dei Numeri poteva avere. E, come l'acqua di un torrente impetuoso, scorri sfrenato. E' stato divertente condividere le nostre monadi".

Divertente?

Divertente?! Tra i tanti termini possibili io non avrei usato certo quello. D'altronde, anche se nelle sue parole non c'era rabbia, per certo non l'ho visto colmo di grazia, come avevo ingenuamente desiderato. A posteriori compresi quanto quel  suo sguardo fosse, in realtà, terribile. Forse si era pentito di avermi permesso di addentrarmi così in profondità nella sua monade, forse ha sofferto come mai aveva fisicamente e spiritualmente sofferto, certo il suo sguardo fiammeggiava, alla lettera. Altre volte, in effetti, avrei rivisto quell'espressione, associata ad eventi che lo avrebbero turbato a fondo. Solo allora l'avrei compresa davvero, ma quel giorno non compresi. E certo fu un bene. Anche se in quelle condizioni riesce a domarsi, delle emanazioni devastanti promanano da lui. Tale è la loro potenza che, se riesci a sostenerne lo sguardo, si ha l'impressione di essere investiti da onde materiche. E' stato in quelle occasioni che ho capito che, quando si trova in situazioni limite, fare astrazione dalle sue emozioni è l'unica maniera che ha per non distruggere chi gli è accanto o, tanto per sfogarsi, disintegrare galassie con migliaia di sistemi solari abitati. Una questione, però, è innegabile: lo avevo stupito. D'altronde, ero molto più stupito io da lui e da ciò che ho capito egli sia in grado di fare realmente di quanto lui non lo fosse di me. Prima d'allora pensavo di averne intuito le potenzialità, ma sbagliavo in maniera grossolana.

Nella fattispecie, Aion ha capacità tali di manipolazione dell'energia e della materia da fare sembrare le nostre attitudini ridicole.

Mio il beneficio di condividerne l'essenza, miei, per primo, i dubbi che ne sono derivati: e se l'Ineffabile avesse riversato una parte della sua Essenza in Aion e poi se ne fosse pentito, decidendo che Aion stesso sarebbe stato unico e noi suoi pari ed egualmente amati solo a parole? E, se, contemplandolo, l'Ineffabile si fosse sentito allo stesso tempo infinitamente orgoglioso della sua creazione e infinitamente spaventato da essa?

Sappiamo tutti che Il Padre ci ama di un amore che non ha limite; ma Aion ha baloccato con un astro, accelerandone la fine; ha innescato un Ipernova ed un Mondo speciale nascerà dal protosistema che si addenserà dalla nube galattica che per milioni di cicli ha riempito i nostri orizzonti notturni. Una magnificente nebulosa solare rossastra ha sostituito la nube galattica che sfumava le nostre notti di uno splendido azzurro, e questo è avvenuto per sua volontà senza conseguenza alcuna; ha ingenerato le condizioni perché il Mondo che verrà sia destinato ad essere abitato, e questo per suo semplice godimento, e, ancora, non v'è stata alcuna conseguenza.

E, successivamente a quell'evento,  quelli che erano dubbi solo miei ora sono dubbi condivisi.

Tutti sanno che ciò a noi non solo di certo non sarebbe concesso, sarebbe semplicemente impossibile.

Di fatto, ha creato un mondo con la stessa facilità con cui noi tutti ci sostanziamo, se e quando desideriamo farlo, per vivere il Giardino non solo come puro pensiero definito in una monade, ma come esseri di materia, carne e sangue. Il cambiamento di stati, la transustanziazione, è un atto di volontà che non richiede sforzi, perché l'Ineffabile ha voluto darci la possibilità di sperimentare coi sensi questo universo, e, in particolare, la nostra casa, il Giardino delle Delizie e del Piacere.

Quando ho condiviso la mia monade con quella di Aion, ho sentito i suoi ricordi come miei.

Ho visto la facilità con cui ha fatto collassare Iezalel, mutandone la densità, comprimendone il nucleo al livello desiderato, e poi la abbia fatta ruotare su sé stessa furiosamente,  implodere ed infine trasformarla in un fuoco cosmico immane, che ha alterato decine  di altri astri adiacenti e fatto collassare gravitazionalmeente la Nebulosa Azzurra Melahel, innescando una girandola di gas che in un arco tempo cosmologicamente brevissimo darà origine ad un sole e nove pianeti. Con uno stupore indefinibile ho visto come abbia voluto, per il semplice fatto di potere, creare le condizioni perché nove pianeti venissero ad esistenza e fare in modo che due di essi si scontrassero. Di cinque mondi rocciosi ne resteranno quattro, e due daranno luce alla vita. Tutto è stato stabilito, tutto è stato calcolato da Aion con margini di errore infinitesimali - se non inesistenti. Un pianeta morirà, ma il satellite che ne deriverà farà da stabilizzatore di vita per il pianeta attorno cui orbiterà. "Incredibile", ho pensato, "l'asse di rotazione del pianeta ne risulterà alterato, creando una perfetta alternanza climatica, e le forze di marea del satellite creeranno i presupposti perché la vita evolva da marina a terrestre".  Tali capacità di manipolazione del reale rendono le mie abilità nulle, rispetto alle sue. Non che mi sia sentito sminuito, anzi, al contrario; quando ho contemplato tutto ciò mi sono sentito, immagino, come quando le cerchie dei Seraphi, dei Cherubini e dei Troni esplicano il loro ruolo, condividendo con noi l'estasi della contemplazione degli echi dell'Ineffabile: elevato spiritualmente.

Tanto ha potuto Aion nei miei confronti. Mi domando se la mia adorazione sia blasfemìa, e, davvero, non so darmi risposta.

Le creature senzienti che popoleranno questo Mondo,  l'unico che genererà vita superiore in quel sistema solare, so, io che sono associato al Tempo e mi è dato di vedere fin dove l'Ineffabile mi ha consentito di vedere,  lo chiameranno Terra, la materia di cui sarà fatta in parte la crosta della sua superficie, e sarà un mondo bellissimo, anche se avrà un nome così assurdamente scontato. Bellissimo e spaventoso, perché, da quello che ho visto, sarà  una proiezione della monade di Aion. Sarà ricco di animali, piante, coperto per la maggior parte di acqua, e i  senzienti che la abiteranno, La Specie Degli Uomini, saranno gli esseri più fieri e turbolenti di questo piano. Ameranno, creeranno, ma, al contempo, odieranno e distruggeranno, e faranno tutto questo in nome del loro orgoglio, anche quando non se ne renderanno conto. Amore ed odio, razionalità ed irrazionalità, coerenza e insanìa mentale talvolta saranno talmente compenetrati tra loro che, pure analizzando a fondo gli eventi storici che più segneranno la razza degli Uomini, mi è semplicemente stato impossibile discernerli e comprenderli a fondo. 

Come Aion, in quanto figli di Aion, avranno quella ineffabilità che lo colloca oltre le capacità di giudizio miei e dei miei fratelli e sorelle.

Poiché ineffabili come Aion, non riesco a definire la qualità morale degli Uomini, esattamente come non riesco a definire la qualità morale del mio fratello diletto.

Mi sono soffermato su questo, e mi sono chiesto fino a che punto Aion possa essere considerato responsabile di quella che sarà la loro intima natura. Ha pianificato tutto fino ai minimi particolari, ma quando ho cercato indizi circa i moventi che lo hanno guidato nel definire la qualità morale e spirituale che avrebbe voluto dare agli stranamente complessi ed appassionati senzienti che popoleranno Terra, non ho trovato nulla. Ugualmente, non ho trovato nulla quando ho cercato di capire se Aion abbia macchinato con la coscienza profonda delle sue creature per farsi amare... Di proposito o meno

E la verità più profonda di tutte è che non ho capito se non sia riuscito a darmi risposta perché Aion non abbia voluto spingersi fino a tal punto e abbia lasciato in parte le loro scelte religiose al Caso o perché mi abbia precluso di proposito delle porzioni della sua essenza, e, quindi, la natura reale e profonda dei suoi intenti di taumaturgo.

E' da tempo che mi sono reso conto che pensare di sapere tutto di Aion sia un'illusione non solo da ingenui, ma da stupidi. Forse altre e ben più importanti verità mi sono precluse a tutt'ora, e nemmeno posso immaginare quali.

Ricordo che, quando venni ad esistenza, sapevo molto di ciò che so adesso.

E credevo fosse quasi tutto.

Ricordo che, la seconda volta che l'Ineffabile parlò direttamente alle intere schiere, quando sentimmo la Sua voce nell'appena creato Giardino delle Delizie e del Piacere, e sentimmo che diceva che noi eravamo tutti suoi figli, tutti uguali in essenza, tutti ugualmente liberi ed amati, non potei fare a meno di guardare Aion. La prima cosa che pensai guardandolo fu: "Sarà anche così, ma a me sembra che sia diverso da noi, più libero di noi", e, cosa che, immediatamente mi incrinò l'anima, "A me sembra che lui sia il più amato di tutti.  Io che lo guardo adesso, la prima volta, ho già deciso che lo amerò per sempre".

Naturalmente sapevo anche che lui, Aion, era stato il primo, e noi tutti eravamo stati creati centinaia di migliaia di migliaia di periodi dopo di lui. 

Credo che quello che abbia pensato Aion in solitudine sia un altro degli aspetti della sua monade che mi sono stati preclusi. Ho pensato a quello che avrei potuto provare io, se fossi stato creato e poi lasciato solo, senza nemmeno le grazie del Giardino. Credevo di trovare echi di gioia immensa, disperazione profonda e totale, ma, de facto, non c'erano che pochi e gioiosi ricordi, limitati per lo più a quando l'Ineffabile ed Aion si parlavano, se così si può dire.

Ecco, questa è un'altra realtà, che di certo, fa ingelosire una schiera innumere di miei fratelli e sorelle:  l'Ineffabile ed Aion hanno interloquito tra di loro, direttamente, senza mediazioni, come Padre e Figlio.

Ora Troni, Cherubini e Seraphi, percepiscono i suoi echi e ci infondono la grazia che ne deriva, ma nessuno di noi, a parte Aion,  ha mai parlato direttamente e da solo con l'Ineffabile.

In verità, rammento, seppi che lui sapeva più di me - che la sua coscienza era assai più estesa non solo della mia, ma di quelle di tutti gli Ordini - appena venni ad esistenza; anche se allora ero molto più ingenuo di quanto sia adesso, non potevo concludere diversamente. La sua aura è un riflesso della sua mente, e, come tale, è anch'essa tanto potente e grande che pervenire a conclusioni diverse sarebbe stato impossibile.

In quanto frutto diretto ed immediato del Nous, sapevo di essere un'emanazione eccezionale ed unica. Quello che non potevo nemmeno lontanamente immaginare è quanto poco fosse il mio molto a confronto di quello di Aion. Certo, colsi immediatamente la sua diversità, ma la sua realtà è così vasta che solo condividendo le nostre monadi avrei potuto coglierla.

Ugualmente, seppi, fin da subito, che molti dei miei fratelli e sorelle dovevano essersi resi conto della stessa realtà; molti, ma non tutti. A posteriori posso dire che fu una fortuna. Per ora, solo dieci di loro hanno aperto ad Aion e me le loro essenze come Aion ha aperto a me la sua, ma io so che molti altri devono avere provato fin da subito quello che ho provato io. Deve essere stato inevitabile. Molti, come me, ne sono certo, lo amano da allora perché rappresenta una forma di perfezione ideale verso cui tutti vorremmo propendere.

Moltissimi invece, anche se non lo ammetterebbero scientemente nemmeno qualora ciarlassero di permetterti di valicare i Bastioni della loro Anima, credo che abbiano iniziato ad odiarlo fin da principio.

O ad invidiarlo.

O a fare entrambe le cose assieme.

E questo ha fatto sorgere in me degli interrogativi: possibile che l'Ineffabile non avesse previsto tutto questo? Possibile che non abbia pensato che, creando Aion così simile alla sua essenza, e noi così lontani da essa, in alcuni, all'interno della nostra genìa, sarebbe nata l'invidia? E, ancora peggio, l'odio, che da essa, almeno in taluni di noi, sarebbe potuto derivarne, per paura, senso dei nostri limiti o semplice frustrazione?

In ogni caso, a quanto pare, tutto questo, per il diretto interessato, poco conta; ad Aion, che sa, ad Aion, che sembra sempre sapere tutto di tutti quello che gli Ordini pensano e fanno, nemmeno fosse onnisciente, non gliene importa nulla.

Come ho detto: venni ad esistenza sapendo molto.

Non tutto, l'esperienza di un bagaglio millenario è importante ed imprescindibile, ma appena nato sapevo già molto.

Quello che sta avvenendo era pressoché impredicidibile, perfino da me, tant'è che le certezze che avevo,  così concrete da essere da me recepite come indistruttibili, ora si sono fatte liquide. Avevo intravisto questo scenario, ma la possibilità che esso si realizzasse erano infinitesimali. Perciò, non gli avevo dato peso, confinando tale eventualità, a causa della mia mente matematica, nel limbo del quasi certamene impossibile. Quel quasi, però, ha fatto la differenza.

La promessa era ed è nell'inversione integrale dei cicli.

Nelle nostre menti, la promessa era ed è in un nuovo Alfa. Nelle nostre menti era impresso come concetto di facile comprensione, pertanto nessuno ne dubitava. Alla fine dei tempi, la materia avrebbe curato sé stessa. Grazie alla diffusione di un'intelligenza artificiale a livello sub-atomico, creata da una razza che verrà ad esistenza tra eoni ed eoni di cicli, il cosmo sarebbe rinato dalle sue stesse ceneri. Ma Aion non riesce a prescindere, nei suoi calcoli, da un'energia disgregatrice repulsiva che farà a pezzi tutte le cose, fino ai livelli vibrazionali della materia stessa. E, asserisce, la fonte di questa energia è nel carattere stesso della materia: insomma, sembra esserci una contraddizione di base nella struttura delle cose. Non è palese, anzi, è ben nascosta. Ma a suo parere c'è, esiste, non vista e non recepita. Aion afferma che se sai dove e come guardare è impossibile non vederla, e, dunque, negarne l'esistenza.

Ripeto, io avevo intravvisto questo scenario, ma le possibilità che si realizzasse erano così remote che non gli avevo dato alcun peso.

In breve, Aion, che dubita di colui di cui non si dovrebbe dubitare, ha altri e più importanti problemi che l’invidia e l’odio dei suoi simili. Ai suoi occhi, l’invidia e l'odio di quelli che lo temono sembra riguardare solo loro. Aion non teme nessuno ed è oltre tali questioni. Di questo gli ho parlato, e gli ho parlato di come Mikael, sempre più spesso, pronunci i suoi nomi come se fossero intrinsecamente empii, ma ad Helel, come altrimenti è chiamato Aion, sembra non importargliene affatto. Con me parla di Mikael come di un inconsapevole, di un inetto e di un servo, e, non lo disturba nemmeno il fatto che questi abbia preso a chiamarlo "Samhazai", "Il Ladro del Cielo". Ma, se Helel non teme la sua corta ma terribile spada, la temo io. E per entrambi. Mikael è limitato come me, ma nella sua daga l'Ineffabile ha riversato porzioni di sé stesso, e io so che questi, con essa, se volesse, potrebbe tranciare soli in due e spazzare via sistemi solari solo agitandola per farsi vento. E Mikael, che per questo innegabile fatto pensa di essere come Aion, suo pari, e come lui prediletto perché l'Ineffabile ha armato solo il suo braccio e quello di nessun altro, sempre più sembra volersi misurare con egli soltanto per il gusto di farlo.

Se solo Mikael avesse varcato i confini dell'anima di Helel!

Povera stolida creatura, povero illuso: se mai lo facesse, capirebbe che Aion, alla peggio, in uno scontro con lui perderebbe solo definitivamente la sua già incrinata pazienza. Spada o meno, della monade di Mikael resterebbero solo atomi frantumati al loro livello inferiore, quello vibrazionale, e, per quanto Mikael possa sperare il contrario, dato che sempre più è convinto di essere "Il braccio armato dell'Ineffabile", di lui non rimarrebbero che il suo ricordo e dei deboli echi materici.

Il punto è che Mikael non sa che quasi nessuno lo rispetta davvero. Certo, molti hanno paura di lui, ma per la sua innegabile pericolosità, non per il ruolo che si è attribuito. E non sa nemmeno che questo stato di cose deriva dal suo stesso atteggiamento, che, col passare di milioni di periodi orbitali, è andato talmente peggiorando da rendergli impossibile discernere il potere che deriva dall'autorevolezza rispetto a quello che deriva dall'autoritarietà.  

Non sospetta nemmeno lontanamente di essere inviso ai più, è convinto di essere rispettato perché influente, importante e credibile, mentre la realtà dei fatti è l'esatto opposto.

Per quel che mi riguarda ho paura di lui e della sua maledetta spada, ma, su tutto, ho paura delle ricadute che uno scontro aperto tra Aion e Mikael potrebbe avere su noi tutti.

Ho paura perché so che Aion sarebbe inamovibile, ferreo e senza pietà come è per natura, ma, soprattutto, come chi sa, oltre ogni dubbio, di essere nel giusto.

Aion pensa con convinzione assoluta che ci aspettino le tenebre più profonde; l'assenza definitiva di coscienza; la morte della nostra essenze, della nostre monadi. Egli dice che sopravvivrà soltanto la "Monade delle Monadi"; "Noi tutti empiamente periremo, per non rinascere mai più, anche se nelle vostre menti è scolpito il contrario. Compresa la mente di Mikael, stolto fra gli stolti. Nessuna intelligenza materica potrà modificare il corso degli eventi. Del resto, nemmeno io potrei impedire alla realtà di lacerarsi, figuriamoci questa Intelligenza Cosmica Diffusa che dovrebbe sostituirsi all'Ineffabile".

Aion, pertanto, non dubita: sostiene semplicemente che non sarà possibile alcun nuovo Alfa.

Ha fatto dei calcoli, delle proiezioni grazie alla sua formidabile mente, e, la sua conclusione, sussurrata a pochissimi e negata ai più che da lui volevano ragguagli in proposito, è che Colui Che Non Può Essere Nominato non abbia sbagliato, ma stia mentendo.

I semi della distruzione sono intrinseci alla materia e all’energia, e l'Ineffabile non poteva non sapere.

Una volta ho detto ad Aion che, forse, la migliore possibilità era esporre le sue conclusioni all'Ineffabile, chiedergli udienza, dirgli ciò che sapeva. "So che nessuno di noi può interloquire col Nous, ma forse tu puoi". Stavo per aggiungere "e, vedrai, che, in un attimo, sarai smentito", ma la paura me lo ha impedito. Eravamo sul Pianoro della Conoscenza, sostanziati, e lui, che aveva intuito dove le mie argomentazioni ci avrebbero portato, mi ha gelato con uno sorriso assurdo, che mai avevo visto in nessuno. La sua bocca esprimeva allegria, ma nel suo sguardo c'era il peso incommensurabile d'una tristezza infinita. Forse perché stavo per dire una immane idiozia, o forse perché Aion è talmente fermo nelle sue convinzioni da temere che, da un confronto sulla questione con l'Ineffabile, possano derivarne solo terribili sfasci.

Prego che gli Ordini superiori non prendano decisioni affrettate. Siamo tutti uguali in essenza, equipotenti fra noi, ma coloro che contemplano hanno una grande influenza su noi tutti. Non oso immaginare cosa potrebbe accadere al Giardino e agli Ordini stessi se Mikael, non per una sua avventata iniziativa ma dietro loro sollecitazione e con la loro complicità dovesse rivolgere la sua spada contro Aion... Ne deriverebbe una guerra fratricida così terribile che il creato ne  sarebbe squassato fino alle sue fondamenta.

Pertanto sembra estremamente probabile che l'Ineffabile voglia l'Eternità per sé.

Solo a pensarlo mi pare di bestemmiarne l'essenza.

Ma, mi sono chiesto, perché mai una simile scelta?

L'eternità Lo abbraccia, definisce e contiene, senza concretamente definirLo, abbracciarLo e contenerLo; le Sue infinità non si contraddicono; Colui Che Non Può Essere Nominato può tutto; quando parla col suo Verbo, definisce la Realtà. E tutto ciò non dovrebbe essere cosa da poco: l'onniscienza, per definizione, dovrebbe essere esente da errori così distruttivi e definitivi.

Tutto ciò che esiste, semplicemente, esiste per come è, abbiamo compreso, in quanto emanazione del Verbo. I giochi sono fatti, tutto ciò che doveva esistere esiste, morirà e tornerà ad esistere, per questo, nessuno, a parte quando venimmo ad esistenza e quando l'ineffabile creò il Giardino delle Delizie e del Piacere, lo ha mai più udito usare il Verbo Che Si Fa Cosa. Nè, sappiamo, se mai più lo udirà.

In un certo senso comunica con noi, e a noi giungono gli echi della sua essenza e del suo amore per il tramite dei Seraphi, dei Cherubini e dei Troni, ma non odiamo più il Verbo, la sua Voce, la sua Parola, dalla  creazione della nostra casa. L'universo esisteva già, come Aion, anche se l’universo da circa 9 miliardi di cicli e Aion da 5 miliardi anni. Il verbo ha definito noi ed il Giardino, e poi non è più stato udito.

Il Verbo... Il Verbo! Come poterlo definire?

L'Ineffabile pronuncia il Verbo, la Realtà si piega al Suo volere, e, dal nulla,  possono concretarsi - e si sono concretati - esseri viventi fatti come noi, possono sorgere - e sono sorti - Mondi Materici e UltraMaterici e, dai primi, è già nata qualche forma di vita intelligente e moltissime altre ne nasceranno. Io, a differenza dei mie fratelli e sorelle lo so, non lo immagino, perché vedo i sentieri del probabile.

Il Verbo è la Verità che tutto definisce, rispose l'Ineffabile ad Aion a fronte di una delle sue tante e mai evitate domande.

Aion a sua volta ci ha trasmesso la parola dell'Ineffabile, e molte delle verità impresse nelle nostre menti sono il frutto di quelle conversazioni eccezionali. Quando ho varcato la sua monade, una cosa ho compreso chiaranente: questo suo status, dapprima, lo fece sentire benedetto. Col tempo però la percezione che Aion aveva di sè stesso e il significato che dava a quello stato di cose cambiò: solo quando noi nascemmo tutto cambiò, e lui cominciò a temere di essere stato usato.

Anche questo gli fu detto, e questo noi vorremmo credere vero: "Tu e i tuoi fratelli e sorelle vi dissolverete, per poi rinascere come siete nati, in un nuovo universo quasi identico a questo, creato dalla materia che sarà. In questa nuova realtà, dal mio volere e per il tramite della Grande Macchina, Motore Perfetto e Sublime, Voi nascerete di nuovo. Ma sarete diversi. Sarete memori di ciò che siete stati, e potrete vivere una nuova e migliore esistenza, se questo periodo universale non vi dovesse dare ciò che volevate, o speravate... E poi rinascerete, ancora e ancora, perché ad ogni ciclo la Grande Intelligenza, mio strumento, ripristinerà il creato. Di fatto, voi  abbraccerete l'eternità. Ma poiché siete parte di questo universo e di quelli che verranno dopo di esso, dovrete morire con esso, e rinascere dalle sue spoglie.  E poi morire ancora, perché la morte è Madre e Sorella della Vita e per comprendere i miei intenti voi dovrete morire. Ma non temere, figlio mio, mio amato e diletto figlio, la vostra sarà la più dolce delle morti. Ogni volta".

Eppure sono diverse milioni di periodi che, Shedim, come ha cominciato a farsi chiamare Aion soltanto da me e dagli altri fratelli e sorelle che più ama, dubita, e, ora, alcuni di noi con lui.

Io vedo il Tempo, ma le mie capacità predittive sono intrinsecamente legate allo spazio e ai percorsi del probabile; quando questo cesserà di esistere, cesserà il Tempo, e, per me, da quel momento in poi, è la tenebra più profonda ed oscura. Per questo stesso motivo non vedo ciò che è stato prima della singolarità da cui è emerso tutto.

Non vedo nulla, non so nulla di quello che è stato prima; non vedo nulla e non so nulla di quello che sarà dopo.

Shedim mi ha chiesto, con la sua tipica raggelante noncuranza: "Ti sei visto morire? Ci hai visti morire? Hai sentito cosa proveremo durante la nostra morte?".

E io gli ho risposto con la verità: "Se allungo il mio sguardo oltre gli eoni che saranno, non vedo niente. Se cerco di sapere delle nostre morti, mia, tua e degli altri fratelli e sorelle, non vedo niente. Inoltre, come sai, il Tempo è mutevole, e i percorsi che ci attendono sono potenzialmente infiniti... A me, e per mia fortuna, non è dato di vederli tutti, altrimenti ne sarei distrutto. Vedo solo il probabile  sulla base del predicibile, entro i confini dello strutturato. Possiamo considerare lo stato attuale dell'universo come l'effetto del suo passato e la causa del suo futuro. Un intelletto che ad un determinato istante dovesse conoscere tutte le forze che mettono in moto la natura, e tutte le posizioni di tutti gli oggetti di cui la natura è composta, se questo intelletto fosse inoltre sufficientemente ampio da sottoporre questi dati ad analisi, esso potrebbe racchiudere in un'unica formula i movimenti dei corpi più grandi dell'universo e quelli degli atomi più piccoli; per un tale intelletto nulla sarebbe incerto ed il futuro oltre il futuro, proprio come il passato oltre il passato, sarebbe evidente davanti ai suoi occhi (*). È superfluo  ricordarti che io non posseggo che una infinitesima capacità di tale intelletto?  Io vedo solo i percorsi più netti, e nel Tempo entro il Tempo; il Non Tempo, in cui questa Intelligenza Diffusa Materica si sarà espansa a livello sub-atomico in ogni dove, mi è precluso;  il nostro destino dipende da una concatenazione di eventi che avrà luogo in una dimensione a-temporale, destrutturata e non probabilistica. A dirla tutta, non intuisco nemmeno lontanamente i presupposti dell'inversione, e vedere cosa accadrà durante e dopo di essa va oltre la mia natura. Per quanto riguarda i contorni della mia morte, questi sono assolutamente sfocati. La vedo in maniera indistinta. La sento, so che avverrà, ma ogni volta che cerco di afferrare i dettagli di quello che sarà di me, qualcosa di essenziale mi sfugge e vengo travolto dalle nebbie dei sentieri del possibile. Credo che l'Ineffabile mi abbia creato così di proposito. Credimi, dal mio punto limitato di vista, i sentieri del probabile sono un'enormità, un insieme così vasto che se cerco di osservarlo nel suo svolgersi mentre sono sostanziato mi viene a mancare il fiato. Quanto alla tua morte e quella degli altri nostri fratelli e sorelle, non vedo nulla, e in questo caso immagino che capire perché io sia stato creato così sia piuttosto semplice. Devo essere stato creato così, di proposito e deliberatamente. Ti immagini cosa accadrebbe se potessi davvero vedere il mio e i vostri futuri? Avrei dovuto fare vaticini per tutto il tempo del Giardino!".

Aion ha riso, come se avessi fatto un'affermazione estremamente comica, e, ho sentito, mentre mi contemplava, che, nel suo sguardo, nella sua analisi, c'era la sua consapevolezza dei miei limiti, e, per come lo conosco, la consapevolezza della mia ingenuità. Io non gli nascondo mai nulla, pur potendo, e credo che si fidi ciecamente di me proprio per questo.

E' stato per questo motivo che la sua reazione non mi ha affatto ferito.

Per contro, se dubitare delle convinzioni di Aion è possibile, è difficile dubitare del Verbo, conoscendone il potere intrinseco. Il Mondo che è stato creato dall'Ineffabile, e le sue regole, sono emanazioni del Verbo, è il Verbo è Verità. Almeno così ci è stato insegnato, e questi principi sono così inculcati e radicati in noi che il divario tra questa verità e la verità di Aion talvolta mi dilania lo spirito.

Ricordo solo che, quando venni ad esistenza, sentii questa voce che non era una voce, ma un rombo tonante, e, attorno a me, sentii i Ki dei miei fratelli e sorelle, una Legione sterminata. Sapevo chi ero e come mi chiamavo, e sapevo non solo i nomi dei miei fratelli e sorelle, ma chi e cosa erano loro, uno ad uno, una ad una.

Io ero Asmodeo, AeshmaDaeva, il Rovente Respiro di Dio; lo Spirito del Giudizio; lo Spirito del Furore; Shamael; Asmodaeus; Asmodai; Ashmedeu; Chammadai; Sydonai.

Il Verbo tuonò ancora, e mi disse che sarei stato associato al Tempo, e sarei stato il Custode della Geometria, della Matematica e dell'Astronomia.

Aion ha sempre sostenuto che l'unico che può veramente comprenderlo sono io, perché la mia essenza mi permette di intuire e capire la sua verità, la verità cui lui è giunto, non la Verità del Verbo;  ma la mia mente, per quanto sia estesa, non è la sua.  Essendo il custode del Tempo, il mio limite, in questa fattispecie, è intrinseco: come ho già detto, non posso vedere ciò che c'era prima  e ciò che sarà dopo di esso. Non a tutti è chiaro questo concetto; il Non Tempo, l'Eternità del prima e del dopo, è un dominio cui solo l'Ineffabile ha accesso e che solo l'Ineffabile comprende. E il tempo stesso del Reale, per me, non è nemmeno definito univocamente, è strutturato come una pluralità  di sentieri innumeri. E di essi recepisco nettamente solo una parte: i più probabili.

Lo ammetto: avrei voluto vedere l'Ineffabile in solitudine, avrei voluto sentire quello che sentiva lui - anche se  avevo un terrore indicibile della sola idea - ma, semplicemente, ho scoperto di non potere.

Ciò che era prima della creazione mi è precluso, ciò che sarà dopo mi è precluso; e, nel mezzo, come ho detto, non vedo neppure tutto, vedo solo i percorsi più probabili e non vedo affatto ciò che Colui Che Non Può Essere Nominato voleva che non vedessi.

Oramai ne ho preso atto da tempo, e questo è uno dei motivi che più mi fa sentire affine ad Aion.

Il Tempo, come noi stessi lo definiamo e percepiamo, è intrinsecamente legato allo Spazio, ed io non sono il custode dell'Eternità Che Tutto Comprende; sono il Custode del Tempo del Creato e l’Osservatore delle Vie del Predicibile, che è tutt'altra cosa rispetto all'Eternità.

Nemmeno Aion può concretamente vedere oltre la Morte del Tempo, è solo certo della sua formidabile mente, dei suoi formidabili calcoli e delle conclusioni cui è giunto.

Niente impedirà alla realtà di dilaniarsi, sostiene.

L'Intelligenza Artificiale di cui l'Ineffabile ha promesso l'esistenza, demandando ad essa la responsabilità di generare un nuovo Alfa, si sfalderà miseramente quando l'energia oscura, che ha natura repulsiva, raggiungerà una spinta infinita. Io che ho condiviso l'essenza di Aion, mi sono reso conto che le sue deduzioni, per quanto sia terrificante ammetterlo, paiono giuste. Ma quando si entra in Helel, ho scoperto a mie spese, è difficile non perdersi con la mente, è difficile distinguere il probabile dal vero, o, peggio ancora, dal falso, perché si sta condividendo la sua monade, che è diversa da quella di tutti noi. Con Aion, la condivisione monadica è un'esperienza così coinvolgente e forte che  preservare i proprii confini mentali richiede un tale impegno che, anche presumendo di avere la sua profondità di spirito (non le sue capacità, solo la sua profondità spirituale), varcato i Bastioni della sua Anima,  riuscire a distinguere dove finiscono i suoi pensieri e le sue convinzioni e capire dove cominciano i tuoi pensieri e le tue convinzioni è tanto arduo da essere quasi impossibile.

Non che sia una questione incapacità di persuasione, intendiamoci, i suoi calcoli paiono indubitabilmente giusti; il problema è che, quando valichi i Bastioni della Sua Anima, non sai dove finisca lui e dove cominci tu.

Per questo ancora non mi sono convinto di rinunciare del tutto alla Verità dell'Ineffabile.

Ricordo quando questi, dopo averci creati, usò nuovamente il Verbo, e quella che sarebbe stata la nostra casa ultramaterica, il Giardino delle Delizie e del Sapere, emerse sotto di noi, attorno a noi e sopra di noi. Quella volta, sentirlo fu diverso dalle volte in cui ci comunica la sua essenza tramite le schiere dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni: avvertii la struttura delle cose deformarsi al suo volere, e, se in quel momento fossi stato carne e sangue ed avessi avuto un apparato uditivo e visivo, sono certo che il Verbo li avrebbe disintegrati.

Per questo, malgrado tutto, dubito: il Verbo è Legge; il Verbo è Verità; il Verbo definisce e sostanzia. E tali convinzioni sono convinzioni da cui separarsi è assai arduo.

D'altro lato, sulla sponda opposta, ci sono le ferree ipotesi di Aion, che sembrano fare pensare che la sua conclusione sia da preferire perché da un punto di vista fisico e matematico è, su tutto, filosofico e teosofico, è la più semplice di tutte. Certo, fa pensare che l'Ineffabile, tra i vari scenari, ci stia mentendo deliberatamente, e stante l’evidenza dei calcoli di Aion, è anche il più logico e immediato.

Il salto di potenza necessario a passare da uno stato ad energia nulla ad un'altra singolarità che rifarà nascere il cosmo pare in contraddizione netta con le leggi intime che lo governano e governeranno l'Universo che seguirà questo. Esiste una possibilità, dice Aion, data dalla fisica quanitistica: Il Disastro della Meta-Stabilità del Vuoto, ma, se anche fosse possibile per la realtà non realtà che rimarrà prima della lacerazione definitiva precipitare tramite un tunneling quantistico in uno stato energetico differente, non potrà darsi un nuovo universo atto ad ospitare la vita. Se l'Universo fosse ciclico, noi saremmo, in effetti, Eterni, Sottoposti ai vincoli di un universo a loop variabili, ma pur sempre eterni, ma non è così.

Divini, in breve, e non sono certo che l'Universo possa funzionare coerentemente sotto l'influenza di una schiera immane di dei e dee.

Ma, forse, salto alle conclusioni.

"Entia non sunt multiplicanda praeter necessitam", dirà con eloquente e formidabile precisione una delle creature che genererà il mondo di Aion. 

D'altronde, mi sono chiesto fino a quasi impazzire, perché l'Ineffabile dovrebbe mentire?

In quel momento, il momento della nascita mia e dei miei fratelli e sorelle, pensai: tutto è perfezione, tutto è armonia. È evidente che tutto è come l'Ineffabile deve averlo voluto: perfetto ed armonico.

Nessuna nota, in apparenza, stonava: mi era evidente che la sinfonia delle sfere celesti non potesse che essere armonica.

Quando volsi la mia essenza attorno a me e vidi Aion, summa di perfezione, grandezza e armonia, ebbi momentanea conferma dei miei pensieri, e certo non avevo visto Aion che si faceva prima taumaturgo e poi portatore di pensieri intrinsecamente rivoluzionari.

Dunque, come è possibile che l'Ineffabile abbia creato Aion e assieme definito e modellato una realtà fallace? Non ha intuito che separare parte della propria essenza per creare un altro essere vivente e pensante sarebbe potuto essere pericoloso?

Aion dice che la promessa di un'eternità ciclica è l'unico caso in cui il Trono dell'Onniscienza pare frantumarsi: la Sua, ha detto a me ed a soli altri dieci Fratelli e Sorelle, quella di mentirci, è stata una scelta deliberata, intervenuta dopo che ci ha creato. Dice che si deve essere reso conto che se ci avesse comunicato la realtà delle cose (ovvero, che noi saremmo periti e lui è da sempre e sempre sarà), ci avrebbe resi gelosi sin da subito.

E, quindi, pericolosi.

E' chiaro, parliamo di ciò che è evidente ad Aion, ma chi, come me, ha valicato i Bastioni della sua Anima e condiviso il tempio della sua monade, sa per certa una cosa, come già ho detto: sulla realtà matematica delle cose non mente. Forse la sua essenza è così potente e grande da sfuggire a noi tutti, forse è in grado di nasconderci parti della sua monade, ma, su questo, non v'è dubbio: la sua matematica e la sua fisica non mentono. I percorsi di pensiero che portano alla sua verità sono netti, cristallini, numericamente inevitabili. Di una complessità infinita, infatti solo lui ha la grandezza intellettuale necessaria a proiettare il creato così lontano nel tempo, tant'è che abbiamo pensato che, se abbiamo visto la realtà come deve avere fatto l'Ineffabile, è stato solo grazie a Shedim, che ne è emanazione prima e primaria. Noi non avremmo neppure potuto concepire i percorsi di calcolo che Aion ha intrapreso.

Ammetto che non debba essere un caso che,  di noi undici, nove siano Custodi di Numeri, Scienze e Filosofi delle Arti Matematiche. L'unica eccezione è Caliel, la Miserevole. O forse nemmeno lei è un'eccezione, dal momento che presiede Verità e Giustizia.

Verità. La verità che, condivisi i percorsi di pensiero di Shedim si fa più chiara di tutte, tanto chiara che il confine tra ciò che nella sua mente è  adamantino per chiarezza intrinseca e ciò che è cristallizzato perché vi ha ragionato sopra migliaia di volte quasi non si recepisce, è che l'Ineffabile non poteva né voleva creare una schiera sterminata di esseri eterni, e, soprattutto, non voleva demandare la creazione del prossimo universo ad una forza materica che avrebbe potuto uguagliarlo, o, perfino, trascenderlo. Se, in essentia, la materia non avesse in sé stessa i semi della distruzione, l'Intelligenza Artificiale Diffusa cui sarebbe demandato il nuovo alfa  diverrebbe essa stessa una nuova divinità, fuori dal tempo e dallo spazio, così estesa e cogente da potere essere, de facto, onnipotente.

E ciò, a mio parere, non deve sembrare realmente ammissibile neppure a coloro che più sono refrattari alle convinzioni di Aion. La contraddizione è talmente evidente che anche coloro che dubitano delle ipotesi di Aion o semplicemente non vi credono non possono non avere colto le implicazioni intrinseche di un simile futuro scenario.

Però ancora non credono del tutto. Dubitano, ma non credono.

C'è perfino chi ritiene che Aion sia un malvagio sobillatore, un sottile manipolatore e abbia addirittura la pretesa di sostituirsi all'Ineffabile.

Io, che sono stato associato al Tempo, da quando Aion mi ha fatto partecipe la prima volta delle sue convinzioni, ho sempre recepito la realtà della mancanza di eternità del nostro universo come un'ironia... Ma non ne ho mai riso. 

Non solo: Aion sostiene la realtà del Multiverso, e sostiene che nessuna delle realtà che ha inferito e contemplato con gli occhi della sua mente sia eterna, in nessun senso si voglia intendere tale concetto, su questo o altri piani. Sono tutte realtà, secondo le sue proiezioni, per quanto temporalmente vaste, destinate all'Entropia o a qualche fine altrettanto atroce. L'energia oscura - così la chiama, sempre più spesso - sottende ognuna delle realtà che ha sperimentato ed inferito.

Non tutti gli credono con la dedizione di cui io sto divenendo poco a poco vittima consapevole, ma Shedim, per dare sostegno alla sua verità, asserisce di avere ponderato con la sua essenza miriadi e miriadi di possibili variazioni della Realtà di cui noi siamo parte integrante, e pure non potendole esperire tutte direttamente, afferma di sapere che esistono Universi che sono collassati su sé stessi immediatamente dopo la loro nascita; afferma che esistono Universi ove vi è solo Energia Oscura, ove, non essendo definitosi lo Spazio e la Materia, non è nemmeno mai nato il Tempo così come noi lo concepiamo, e, questo, a me che ne sono suo Custode, mi ha fatto inorridire;  afferma che esistono Universi ove la materia si è addensata, ma non è nata alcuna stella e tutto è Tenebra destinata a precipitare e precipitare su sé stessa e frantumarsi indefinitamente, in un'oscurità sempre più profonda, fino a che il Tempo si fermerà per bilioni di eoni, fino a che la materia inizierà a svaporare, rimettendo in moto l'orologio più lento del multiverso, e anche questo mi ha riempito di orrore costernato; afferma che esistono Universi ove la materia è in uno stato che noi, se ci transustanziassimo, percepiremmo come liquido (realtà di plasma fluidico, le ha definite); e afferma esistano milioni e milioni di variazioni circa quello che sembra essere il tema centrale, il nostro.

Di una cosa è certo, senza ombra di dubbio: asserisce che non ci sono nostri simili in nessun altro piano, e questo, per quanto prescinda dalle nostre future sorti, ci ha consolati tutti. Del resto, l'idea che potessero esserci altri Suoi Figli e Figlie di cui noi non fossimo a conoscenza, ci riempie non di gelosia, ma di puro terrore.

In quel caso, non solo non saremmo stati i suoi figli diletti, saremmo stati così molti tra i molti da essere ben altro da ciò che sappiamo essere.

In ogni caso, a quanto pare, ad esclusione dell'aberrazione degli Universi di Energia Oscura, la cui realtà di morte eterna costerna noi tutti, nemmeno uno dei Mondi che ha sperimentato o potuto immaginare Aion grazie alla sua portentosa coscienza avrà un esito diverso dal nostro.

La lacerazione finale, "il grande strappo", è conseguenza dell'inevitabile matematica dell'Entropia.

Tutto morirà; in un'implosione senza fine o in un'espansione senza fine, dove il mio fratello Tempo sarà una dimensione priva di senso, scopo ed utilità,  e la materia non potrà che disfarsi, come in una serie infinita di orrendi balocchi cosmici mal concepiti. Nessuna realtà Eterna, o tutte realtà ugualmente eterne, ma non Eterne come Eterno è l'Ineffabile, che è sempre esistito e sempre esisterà, fuori dallo Spazio e dal Tempo; eterne in un modo desolante e spaventoso, disarmonico; in sostanza, di Eterna sembra esserci solo la Morte,  la Grande Morte Entropicaevento ed ente che sembra essere la sorte finale del multiverso.

E, a detta di mio fratello Shedim, questa scelta è stata dettata dall'egoismo. E qui temo solo a pensare quanto sto pensando, qui temo la Sua Ira, che intuisco con certezza essere devastante come un Buco Nero Galattico di massa enorme che disintegra, frantumandoli fino a livello neutronico, Soli e Pianeti che sono stati fratelli e figli suoi.

Noi siamo parte del Creato, anche se in più di un senso ne prescindiamo, ma alla Morte Entropica non potremo sottrarci, né, tanto meno, abbiamo i mezzi per avversarla. Spostarci su un altro piano non cambierà la sostanza delle cose: siamo destinati a perire.

Shedim dice che, col suo aiuto, potremmo spazzare via dalla Volta Celeste qualche migliaio di pianeti abitati da senzienti, i Grandi Divoratori, li ha chiamati (non so con quanta ironia), "coloro che sono destinati a generare parte dell'Entropia, più che a creare i presupposti della diffusione di una intelligenza cosmica", perché essi hanno le potenzialità per evolvere ed assorbire e consumare (e quindi distruggere) non solo i sistemi di provenienza, ma intere galassie, per la semplice necessità di preservarsi... "Che possano poi preservarsi oltre la grande disgregazione non è assolutamente possibile", dice Helel, ma saranno fonte certa di Entropia oltre a quella naturale. L'arazzo cosmico della realtà si sfilaccerà, e loro saranno concausa inconsapevole di quanto avverrà.  Come che sia, e questo l'abbiamo  immediatamente compreso tutti noi undici senza l'aiuto di Aion, se anche limitassimo l'opera dei Grandi Divoratori, ciò non farebbe che cambiare la situazione prolungando il tempo di vita del nostro piano di  qualche miliardo di miliardo di cicli orbitali metatroniani.

E Aion sostiene anche, con una convinzione che mi fa spavento, che, avendoci l'Ineffabile creati dotati della facoltà di scegliere e garantendoci la promessa dell'inviolabilità dei Bastioni della nostra Anima e dei nostri pensieri, potremmo fare questo senza temere alcun castigo. Se solo Shedim ci donasse un decimo delle sue capacità di trasmutazione del reale, potremmo trasformare in ipernovae migliaia di astri, o spegnerli per sempre, come tremule fiammelle su cui si soffia; potremmo trasformarci nei Cavalieri dell'Apocalisse, figure terribili che gli abitanti di Terra immagineranno come parte di una delle loro innumerevoli religioni, con lui alla nostra guida, e manifestarci nei cieli dei generatori di entropia  e distruggerli, funestandoli con ogni male possa nascere dalle nostre smisurate fantasie; potremmo spazzare via miliardi di miliardi di vite in un istante, se ritenessimo che questo possa rendere più lunghe le nostre, e, a suo parere, l'Ineffabile non farebbe alcun male ne' a lui ne' a coloro tra noi che lo avranno sostenuto.

Il Libero Arbitrio, dice Aion, è il più grande dei nostri doni; l'Ineffabile, quando disse che saremmo rinati e avremmo potuto fare scelte diverse da quelle che faremo da adesso alla fine di questo Universo, di questo primo ciclo cosmico, sembrò sottintendere che possiamo sbagliare; ma questo non significa che io ne voglia approfittare così egoisticamente.

E, poi, ho paura.

Non sono così convinto che se alzassimo le mani sul Creato per distruggerlo a nostro piacimento non ci sarebbero conseguenze; anzi, la verità è che temo la Sua ira fin nel profondo del mio essere.

Un conto è ciò che ha fatto Aion, indurre la nascita di un Mondo per amore, per orgoglio e, supponiamo tutti, per gioco, ovvero per il semplice motivo che poteva farlo per creare dei senzienti che potessero amarlo e, come temo speri, adorarlo; ben altro sarebbe distruggerne una miriade di mondi abitati dai senzienti che l'Ineffabile stesso ha fatto sì che venissero ad esistenza.

Per persuaderci di ciò, con la certezza di chi pare stare sostenendo la più ovvia delle verità, afferma che Male e Bene sono concetti che non appartengono all'Eterno, mai gli sono appartenuti e mai gli apparterranno.

Shedim asserisce che anche noi, come l'Ineffabile, siamo al di là del Bene e del Male, e lo fa con una sicumera che mi terrorizza, perché sto iniziando a condividere anche questa convinzione.  

Lui di certo sembra avere preso pienamente atto di essere oltre qualsiasi concetto di Bene o di Male.

In effetti, ha creato Terra, e non c'è stata alcuna conseguenza...

E questo sì che mi ha dato da pensare.

Ma, di fatto, non è ciò che lui vuole.

Non gli interessa ne' creare altri mondi, ne', in verità, lo so, distruggerne altri in futuro.

Aion vuole...

La creazione diretta di Aion, Terra, dove, a quanto ho visto, Bene e Male saranno destinati a compenetrarsi così a fondo da divenire talvolta indistinguibili, sembra essere la prova più immediata e tangibile della sua amoralità, e dell'amoralità di chi lo ha creato, e, quindi, dato che noi siamo suoi fratelli e sorelle in sostanza anche se non in essenza, della nostra.

Aion vuole...

L'orgoglio finirà col distruggerlo.

E distruggerà me, che sono il suo più grande amico.

Sarà per questo che continuo a sognare di cadere da altezze infinite?

Fin,

Davide.

 (*): questo è il "Demone di Laplace", pressoché smaccatamente e pedissequamente riportato. Del resto, per esprimerne quel concetto non potevo che riportarlo quasi tel quel ("quasi tel quel" sa di contraddizione in termini, ma solo aggiungendo quell' "Oltre", che dovrebbe dare l'idea del tempo prima e dopo il tempo e dell'Eternità Divina  Fattuale, che è altro dall'Eternità in qualsiasi modo io o voi la si abbia potuta concepire, perché è inconcepibile alla base, come tutti gli infiniti, che, per definizione, non cominciano e non terminano, che avrei potuto sfiorare l'enormità di questo concetto così ingestibile: non l'Eternità umanamente intesa, ma l'Eternità stessa). Al di là del fatto che "Il Demone di Laplace" suona deliziosamente barocco in relazione al periodo storico, e, di riflesso, al modo, in cui è stato scritto, non c'erano migliori parole per esprimere il Determinismo e la conoscenza dello stato di tutte le cose che sono state, sono e saranno. In breve, non c'era migliore modo per fare capire (per la verità, a chi fosse interessato a capire), cosa significhi, in effetti, comprendere la natura del tempo su scala universale, e, nella finzione del mio racconto, di qualcosa che va ben al di la' di esso, perché è l'Eternità di Dio (ovvero, qualcosa, che a ben guardare, non può che scagliarti nella "Gehenna" di agostiniana definizione, ovvero in quell'"inferno dell'anima" in cui la mente umana precipita, quando, con le armi della razionalità, cerca di affrontare l'imprescindibile).

Laplace possa perdonare questo manifesto e contraddittorio abuso...

Ma torniamo all'Eternità.

Ci pensate mai?

Anche ammettendo la Creazione, anche ammettendo che il tempo esiste in funzione dello spazio, ognuno di voi lettori non solo pensanti ma con la predisposizione al "pensiero alto" si sarà fatto questa semplice domanda: "Chi ha creato l'Universo?"

La risposta potrebbe essere: Dio.

Dio, in qualsiasi modo lo possiate immaginare: antropomorfizzandolo, pensando ad esso come puro spirito, come una funzione matematica che abbraccia ogni infinito possibile, immanente, trascendente, ineffabile, onnisciente, onnipotente, onnipresente, onnivoro, carnivoro, vegetariano, vegano...

Insomma ci siamo capiti: potete immaginarlo come meglio credete, ma la domanda è un'altra.

La domanda, a questo punto, è: chi ha creato Dio?

Non so voi, ma qui il mio cervello si imballa, e, se fosse il motore di un'auto, sentireste il rumore penetrante che una macchina fa  quando la frizione scappa, voi accelerate come dei cazzoni e mille viragini prendono a gridare il loro furore sdegnato.

Preesisteva a sé stesso, era Eterno, è stato creato a sua volta? Ma come diamine è possibile?!!

E se sì, da chi è stato creato?

E poi: Dio prega? Esiste un Dio che crea dei?

Aaaah cazzo, che tristezza pensare ai nostri limiti...

So che - me lo sento - se anche l'anima esistesse e quindi fossimo ben altro che pura materia pensante, non ci sarebbe dato di capire.

Perché, se capissimo, saremmo anche noi, in una direzione (quella della comprensione delle cose), infiniti, e, se ci pensate, non c'è contraddizione più grande di questa.

Over,

Dave.

 


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