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« Narcosale a Torino? | Principale | Liar »

10/10/07

Commenti

demata

Esistono anche delle sintesi.
Ben precedenti alla quantistica e, tra l'altro, conosciute almeno da Einstein o da sua moglie.
Ad esempio la concezione cosmologica che c'è dietro la Torah, la Matrice.
Oppure quello che rappresentano i TIbetani con Tara.
L'eterno ritorno del cerchio Zen o di quello di Giotto (la cui perfezione non era nella mano, ma nella concezione).

Mettiamola così.
In principio, in quello che è il nostro universo, fu una frequenza, un Bang, un Verbo, un Aum.
Lo dicono tutti.
Questo inizio, determinando con la sua esistenza uno spazio (eventualmente infinito e/o ciclico), creò delle situazioni di contorno alla frequenza "prima", dei vettori, delle matrici.
Solo la/le matrice/i con valori non immaginari (vedi quanta di Planck) descrive una/le realtà del nostro universo.
La rappresentazione percettiva di questa realtà è quello che consideriamo il mondo fisico, vero. Da circa 10000 anni in India la chiamano Maja e la ritroviamo nei racconti di Castaneda.
L'eterno ritorno, la ciclicità intrinseca di un sistema originariamento "mono" (la frequenza) allorchè determina in un vuoto il "proprio" spazio sono intuiti dai nostri antenati: Tara, Kahlì, Iside, Spirito Santo, Madonna, Yin eccetera.

Tutto i cosidetti fenomeni ESP naturalmente rientrano in una tipologia di elementi immaginari, presenti nelle matrici, che appartengono ad uno spazio parallelo, che, condividendo uno dei propi piani con il nostro, potrebbe collidere.
Alcuni potrebbero condividere l'ipotesi che in realtà questo piano comune
con gli spazi "immaginari" sia l'anima o lo spirito delle persone.

Cosa ha "creato" il nostro Universo?
Di sicuro una struttura logica immateriale ed atemporale. Nome in codice? Allah, Dio, Yahve, Grande Spirito, Bhrama, Urano ?
Una mente logica o senziente?
Certamente non senziente per come può intenderlo un Umano.
Diciamoci anche che, a causa del tempo e della relatività, il nostro "creatore" potrebbe essere gia morto o terminato da un pezzo.

Piuttosto, cosa fa un Umano quando muore?
Rimane abbarbicato al proprio clusterino, come avrebbe voluto Lucifero?
Viene archiviato, solo se buono o prescelto dal signore, e rimesso in vita "alla fine dei tempi" oppure resta "accantonato" in una situazione di latency, come nell'Ade o nel Wahlalla?
Viene resettato e riciclato, reincarnandosi?
E' semplicemente erased?
Domande un tantinello più complesse.

demata

Dimenticavo.
Complimenti per l'articolo, una vera e propria "summa" sull'argomento.

asmodeo

Grazie, fa piacere vedere non solo di essere letti, ma anche capiti...
Cmnq, il tuo reply è più complesso del mio post!
Che dire, procedendo con ordine: in primo luogo avrei voluto farti presente come quelle che tu citi fossero, in realtà, concezioni filosofico-religiose, però, poi, mi sono detto: "Ma sei sicuro che la Scienza, quando si spinge così in là, non diventi teorizzazione pura, e, in quanto tale, non diventi assolutamente paragonabile ad una _qualsiasi_ altra Weltanschaaung?"
No, mi rendo conto: non lo sono affatto.
Però, concorderai con me, nessuna di queste concezioni tocca anche solo lontanamente gli aspetti trascendenti che tu hai così potentemente sollevato. Anzi, _tutte_ le concezioni succitate, dalla prima all'ultima, rispetto al _perché_ dell'origine, non fanno altro che spostare la questione su un piano _diverso_ da quello del Big Bang.
In effetti, se il Big Bang implicava che non avesse senso interrogarsi sull'"origine", queste teorie non fanno altro che traslare la questione... Per dirla brutalmente, traslano gli interrogativi che ci si poteva porre sul Big Bang da esso a _prima_ di esso... Ovvero, traslando la spiegazione del perché dell'origine al _prima_ del _prima_, non spiegano un bel nulla.
E tu, col tuo bel e articolato commento, sposti la discussione su un piano che, per me, almeno al momento, è destinato a rimanere senza risposta...
Tempo fa - e parliamo solo di un anno! - sempre in questa stessa rubrica, mi trovai a discutere con un lettore molto preparato, e, in sostanza, arrivai a confermargli quanto dicevo col mio post originario (quello da cui s'era creata la discussione, intendo) e che, cioè, la Natura, nella sua complessità e meraviglia, mi dava l'impressione di essere una sorta di "esperimento consapevole" (non che io creda nell'Intelligent Design, intendiamoci).
Ora non sono piu' convinto che sia cosi'.
Quando guardo verso e _oltre_ il vuoto interstellare (metaforicamente parlando), cercando di fare astrazione da me stesso, non sento niente altro che non sia un freddo e desolante nulla.
Lo ammetto, l'idea di un _Principio Immanente_ (che, come te, ritenevo _non_ essere senziente nel senso "umano" del termine), mi aveva per parecchio tempo titillato, ma, adesso non so piu' che pensare...
Non mi fraintendere, non è che sia uno di quegli individui che ripiega nell'ateismo perché pensa di essere stato fregato dalla vita...
La questione è tutt'altra, anzi, sono - nei limiti - soddisfatto della mia esitenza, quindi la mia non è una "ripicca filosofico-interpretativa".
Forse è come dici tu, e come prima di noi rilevò Guccini, "Dio è morto".
Quanto alla problematica del "cosa accade all'essere umano quando muore", non so risponderti (ehm, sì, il discorso si fa complessino, forse troppo per le mie capacità di quasi ateo)...
Però una cosa, malgrado tutto, posso dirti di sperare ardentemente: che, finita l'esistenza terrena, ci sia dato di capire quale sia la reale natura delle cose.
(siamo caduti sul pesante!)
Ciao!
Davide.

Malese

http://www.youtube.com/watch?v=gb7R7fq5kpU
Ecco tutta la verita` sul big bang...

asmodeo

il genio, questo è genio!
lo dico sempre che i Griffin sono un pelo (branoso) appena sotto i Simpson!
Ciao,
Davide.

Sariddu

Avevamo gia` discusso circa un anno fa' di cose simili. Vorrei far notare che credere di esistere oppure esistere veramente non fa` alcuna differenza. Se sento male perche` mi do` veramente una martellata su un dito non e` diverso dal sentir male "come se mi fossi dato una martellata sul dito". Inoltre, questione di anno piu` anno meno, tutti verremo formattati. Poco importa se da madre natura o dagli improbabili scienziati megalomani.

A parte queste mie battute cretine (tanto se io non esisto veramente e tu neppure chi se ne frega?)
vorrei fare un commento sulle 4 dimensioni di Einstein. Intanto chi introdusse come quarta dimensione il tempo non fu Einstein bensi` Minkowski, che era stato professore di geometria differenziale di Einstein. La relativita` ristretta si svolge infatti senza necessita` di introdurre il tempo come dimensione aggiuntiva.
In ogni caso lo spazio e` e resta a 3 dimensioni reali ed una "immaginaria" (in termini matematici). Infatti le tre dimensioni spaziali e la dimensione temporale non sono mai "Fuse" come spesso si sente dire. Il parametro T, cioe` il tempo, e` sempre preceduto dall'unita` immaginaria "i", e come e` ben noto ixi=-1. In qualunque equazione della relativita` generale potremo sempre distinguere lo spazio dal tempo. Mentre invece non e` possibile distinguere una dimensione spaziale da un'altra. Parlare di spazio quadridimensionale e` quindi comodo come linguaggio, ma e` ingannevole. Matematicamente, ed introducendo l'unita` immaginaria, si parla di spazio quadridimensionale. Ma la realta` fisica e` diversa. Infatti in fisica l'unita` immaginaria non puo` mai rappresentare una reale quantita` fisica. Il che , tradotto in termini semplici e brutali, sta a significare che tre patate piu` un ravanello non danno alcun risultato. Per eseguire la somma 3patate + 1ravanello occorre introdurre l'unita` immaginaria "i". In tal modo otterremo una entita` composta da quattro oggetti,e cioe` 3patate + "i"1ravanello=Q. Q e` una entita`(numero complesso) comoda dal punto di vista matematico, ma che ovviamente non esiste fisicamente, per il semplice fatto che non esistono gli "i"ravanelli ma solo i ravanelli. Spero di non essere stato troppo oscuro.Se al posto del ravanello mettevamo una cipolla potevamo fare un minestrone.

asmodeo

infatti, tant'è che tra un'ora scarsa se magna!
aspetta, però, io e te avevamo già discusso, qui, in questa rubrica? ma avevi un nickname diverso?
cmnq, visto che che ci siamo, mo' te tartasso (si fa per dire) di domande: allora, io non sono un fisico, ma solo uno cui la fisica "ci piace", quindi ammetto senza problema niuno di avere detto ca##ate (anche più d'una), ma vuoi dirmi che con la RG Einstein non capi' la relazione tra spazio e tempo, cosi' come io ne parlo? quanto alla quadrimensionalità (le patate e i "rauanelli"), in effetti, anch'io parlavo di "finzioni", più o meno arbitrarie: non abbiamo detto la stessa cosa, quindi?
non conoscevo però i presupposti matematici della questione, però credevo di avere espresso - all'incirca, alla _piu'omenoquasi_ - il medesimo concetto...
o no?
in ogni modo, tanks!
Ciao,
Davide.

Sariddu

Si`, avevamo gia` discusso un'anno fa di queste cose. Il mio nick al tempo era RR. Avevamo discusso piuttosto a lungo, sono quel tuo lettore che gentilmente definisci "molto preparato" . Einstein capi` benissimo la relazione tra spazio e tempo, sono i testi divulgativi che confondono le idee. Vedo che sulla "trascendenza" ti stai avvicinando alla mia posizione. Cordiali saluti.

asmodeo

Ecco chi sei!
Mi era parso, ma mi sembrava che i due nick si discostassero troppo...
In effetti, hai ragione, per quanto però la mia "trascendenza", come ricorderai, era una trascendenza ammantata di razionalismo.
Adesso invece sono indeciso tra due posizioni filosofiche diverse (paroloni, ma non mi viene in mente nessun'altra espressione): da un lato, il considerare che forse, davvero, non c'è nulla di "trascendente" o "immanente" che dir si voglia e, dall'altro, il considerare che, se anche qualcosa c'è, è assolutamente alieno rispetto agli esseri umani. Così alieno, penserei, da non avere nessun legame con essi ("noi", se preferisci).
Ciao,
Davide.

Sariddu

Ti spiego i due Nick. In realta` io mi chiamo Rosario Renato. dal che viene RR. Poi da Rosario vine Sariddu, diminutivo siculo.

Secondo me il problema della trascendenza e` il classcio problema che non puo` essere decidibile proprio per come viene posto. Non puo` essere decidibile ne` con la logica ne` con la fisica. Non puo` essere decidibile con la logica in quanto la definizione di "Trascendenza" in realta` non esiste. Qualunque definizione di "Trascendenza" e` una tautologia, come dire che A=A. Su tale asserzione la logica non ha nulla da dire, ne` che A sia vero ne` che A sia falso. La fisica non ha nulla da dire perche` non e` in grado di compiere esperimenti su un A che non si sa cosa sia. E che comunque, a quel che sembra di capire , per definizione non e` assoggettabile alle leggi di natura. Alla fine quindi la "Trascendenza" e` una sensazione, un sentimento, un'intuizione, ..... un qualcosa del genere, di natura soggettiva e interiore. Ma su una sensazione interiore ne` logica ne` fisica possono dire qualcosa. Ovviamente tutto questo non prova che non esista questa non definita "Trascendenza". Io direi che, da un punto di vista logico, spetterebbe a chi sostiene l'esistenza della "Trascendenza" dimostrarne l'esistenza. Ma non cosi` la vedono i "Trascendenzialisti". I quali asseriscono che la "Trascendenza" non e` soggetta alle leggi della logica, se no che "Trascendenza" sarebbe?

A me la tua seconda ipotesi,cioe` che il " Trascendente" sia completamente alieno a noi, non piace troppo, sul piano logico intendo. Preferisco l'ipotesi che la "Trascendenza" non esista proprio. Mi pare la soluzione piu` semplice.

Si potrebbe anche formulare una terza ipotesi: che il "Trascendente" siamo noi stessi. Un "trascendente" appiccicato ad una piccola massa materiale. Ma come, si dira`, un "Trascendente" che non riesce a capire se stesso!!!

E perche` no? Chi lo dice che un essere trascendente sia in grado di capirsi?

Comunque ammetto che questa terza ipotesi e` leggermente autocontradditoria. Secondo me occore attendere di essere "formattati". Se abbiamo la fortuna di essere eterni, allora sapremo.
Differentemente non sapremo, ma non ce ne freghera` un bel niente:
chi non esiste piu` non puo` porsi domande e no ha curiosita`.

asmodeo

Ah-ha!
Anch’io sono mezzo siciliano!

Però, complimenti, mi piace molto il concepire la trascendenza come “preposizione indedicibile”.
In effetti, la “trascendenza”, comunque la si interpreti, non è altro che “fede”.
Però, ascolta: tu stesso rilevi come la trascendenza sia, per noi razionalisti - piu’ o meno convinti – indedicibile... Quindi pretendere da un “trascendenzialista” di spiegare cio’ che noi a priori non accettiamo fino a che punto è giustificabile?
La fede è fede, e vive di sé stessa.
Il problema, purtroppo per noi, è _in noi_...
Chi ha fede ce l’ha per motivi che esulano la logica, quindi tenderà a rifiutare le contro-argomentazioni circa le sue convinzioni indipendentemente dalla loro capacità di persuasione. E cio' proprio perché la fede inerisce una sfera che con la razionalità non ha nulla a che vedere...

En passant: curioso come certi bei discorsi finiscano sempre col toccare i medesimi argomenti...
Ricordi, credo proprio con te, finimmo col rilevare come, forse, la divinità e la trascendenza fossero da dedursi, in un Universo che, da inerte, si fa non solo materia vivente, ma materia pensante, in questo stesso evento...
Il che però significa, ancora una volta, non interrogarsi (o non volersi interrogare, o non sapersi rispondere) circa le Origini, come che si affronti la questione del, riduttivamente parlando, "Big Bang" (evento primo e originario da cui tutto nacque, parte di una lunga serie di eventi uguali, assimilabili o diversi, o, ancora, emanazione di altre realtà pregresse?).

Sai, sull’essere formattati, sono d’accordo: come già ho detto a Demata, forse solo morendo scopriremo la verità. D’altra parte, se non sarà così, in un’ottica sofista, potremmo tranquillamente fregarcene: la morte, attimo di transizione, non esiste.
O no?
;-)
Ciao,
Davide.

Sariddu

Coloro che amano la fisica sono sostanzialmente persone curiose, come quei bambini che smonterebbero anche una formica per sapere come funziona. Certamente dopo la morte sapremo, ma a condizione che dopo la morte ci sia qulacosa. Se non c'e` nulla dopo la morte, allora la nostra curiosita` si estinguera` con noi stessi ed il problema non sussistera` piu`. Quello che mi scoccia e` che se dopo la morte c'e` il nulla, alla fin fine devo soddisfare le mie curiosita` prima di lasciarci le penne. Comunque rispetto a te sono avvantaggiato. Nell'ipotesi che si muoia per finta io ho buone probabilita` di sapere prima di te, dal momento che ho 62 anni. Vedremo.

asmodeo

se ti consola, e non è una frase buttata là _tanto per_, ti facevo assai più giovane. invece hai quasi l'età di mio padre...
è proprio vero che la "jeunesse" è una condizione mentale.
in ogni modo, su quanto dici, siamo perfettamente d'accordo...
forse anche per questo siamo spinti a conoscere, no? personalmente, il sapere che la vita è un treno dal biglietto a corsa limitata mi ha talvolta fatto desiderare di avere due cervelli, o, meglio, di potermi sdoppiare. sono cosi' tante le cose che vorrei conoscere, i libri che vorrei leggere, i posti che vorrei vedere, e, perché no, le donne che mi vorrei fare (perdona l'ardire, ma quando ce vo, ce vo) che, davvero, più di una volta mi sono trovato a desiderare l'ubiquità.
che, ora che mi ci soffermo, è una forma di immortalità...
cmnq, sai cosa mi fa veramente non solo specie, ma mi fa profondamente girare le palle?
la discrasìa (è un parolone, ma è perfetto) che c'è tra il tempo medio che ci è dato di vivere e il modo in cui il cervello stesso recepisce la realtà.
checcazzo (riscusami, ma quando ce vo, ce vo) mi pare ieri che andavo alle elementari... se tanto mi dà tanto, mi troverò settantenne senza nemmeno avere capito come.
mah...
a presto, Rosario, e buonanotte.
ciao,
Davide.

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