Beh, questo sarà un post anomalo, più anomalo del solito.
Tant'è che non so come iniziarlo.
Allora, mettiamola così: se siete come me, ovvero a-religiosi, razionalisti, un filo anti-clericali (forse, più d'un filo, visto ciò che la Chiesa riesce ancora oggi a fare, e ciò che tristemente rappresenta), ammettetelo, avete sempre avuto una forte avversione verso la Bibbia.
Se non l'avete, beccatevi brani come questo - Levitico, 20/13: "Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due avranno commesso abominio, dovranno essere messi a morte e il loro sangue ricadrà su di loro!"... Leggetelo, assorbitelo, e ditemi qualcosa!
Se non vi bastasse, mirate (fonte http://www.gotquestions.org/italiano/omosessualita-peccato.html)!
"La Bibbia ci dice costantemente che l’attività omosessuale è un peccato (Genesi 19:1-13; Levitico 18:22; Romani 1:26-27; 1 Corinzi 6:9). Romani 1:26-27 insegna specificamente che l’omosessualità è un risultato dell’aver negato e disubbidito a Dio. Quando una persona persevera nel peccato e nell’incredulità, la Bibbia ci dice che Dio la “abbandona” a peccati ancor più malvagi e depravati per mostrarle che la vita senza Dio è inutile e senza speranza. 1 Corinzi 6:9 afferma che né gli “effeminati” né i “sodomiti” erediteranno il regno di Dio (vedi supra).
Dio non crea una persona con desideri omosessuali. La Bibbia ci dice che una persona diventa omosessuale a causa del peccato (Romani 1:24-27) e, in definitiva, per propria scelta.
Tuttavia, la Bibbia non descrive l’omosessualità come il peccato “maggiore” di tutti gli altri.
Tutti i peccati offendono Dio. L’omosessualità è semplicemente una delle molte cose elencate in 1 Corinzi 6:9-10 che escludono dal regno di Dio. Secondo la Bibbia, il perdono di Dio è a disposizione dell’omosessuale proprio come lo è di un adultero, di un idolatra, di un omicida, di un ladro, ecc. Dio promette anche la forza per la vittoria sul peccato, omosessualità inclusa, a tutti coloro che crederanno in Gesù Cristo per la loro salvezza (1 Corinzi 6:11; 2 Corinzi 5:17)."
Direi che ce n'è abbastanza per rabbrividire, prescindendo dalla propria identità sessuale.
Ebbene, tornando all'oggetto del post: leggendo la mitica "Sprayliz" di Luca Enoch, un libro a fumetti che ho comprato nella magnifica e pregiatissima edizione della BD, ad un certo punto, nel volume 2, mi trovo davanti una bellissima frase:
"Oh figlia di Principi, come sono belli, i tuoi piedi, nei sandali!"
Rimango molto colpito dalla sensualità di questa breve citazione, dalla sua eleganza, dalla sua potenza evocativa, dalla sua puntualità e dalla sua precisione stilistica, così - ammetto la mia ignoranza, confondendo il "cantico dei cantici" con un'opera "dolcestilnovista" - mi documento online, convinto di trovare tutt'altro.
O, meglio, trovo qualcosa che pare essere "Dolce Stil Novismo" puro, ma non lo è affatto!
Leggete, e stupite:
"Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato da gigli.
I tuoi seni come due cerbiatti, gemelli di gazzella.
Il tuo collo come una torre d'avorio; i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn...
...Oh se tu fossi un mio fratello, allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare e nessuno potrebbe disprezzarmi.
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre; m'insegneresti l'arte dell'amore.
Ti farei bere vino aromatico, del succo del mio melograno..."
In breve, rimango allibito.
Citazioni di una sensualità bollente, nella Bibbia?
Ambiguità così poco ambigue da essere, in sostanza, esplicite allusioni, nella Bibbia?
Sì, in breve, è così, e l'ardore "dolcestilnovistico" nulla c'entra.
Si parla del Monte di Venere, con una poeticità davvero notevole ("Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato da gigli"), si parla di estasi amorosa, estasi dionisiaca ("Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai di vino drogato")...
In poche parole...
Si parla esplicitamente di sesso!
Nella Bibbia!
Davvero, non me lo aspettavo.
Però, naturalmente - fonte, Wikipedia - i cristiani e i biblisti si sono elegantemente salvati in corner, e, in sostanza, auto-assolti.
[Il cantico dei cantici] "È uno dei testi più lirici e inusuali delle Sacre scritture. Racconta in versi l'amore tra due innamorati, con tenerezza ma anche con un ardire di toni ricco di sfumature sensuali e immagini erotiche. Ciò non pregiudica affatto il carattere sacro del testo, in quanto l'amore erotico dei due amanti, per l'autore del testo, ha origine divina, come si può ricavare da Ct 8,6: 'Una fiamma di Dio/del Signore'. È questo forse il messaggio principale del Cantico: l'amore tra uomo e donna, in tutte le sue dimensioni, quando è capace di recuperare l'originaria relazione col Creatore, ha una forza superiore a quella della morte, e libera l'essere umano dalla sua paura; i due amanti ripristinano quindi la condizione edenica di Adamo ed Eva, che prima del peccato originale vivevano una relazione perfetta tra loro e con Dio".
Insomma, bere dall'ombelico della propria partner donna, in quanto uomini, è ok.
Mirarne "il boschetto, circondato da gigli", in contemplazione (???), è ok.
"Drogarsi" col sesso, purché si sia maschi e si sniffi una lei, è ok.
"Baciare la tua donna, sotto il tetto paterno, come fosse tuo fratello di carne", è ok.
Tutto il resto è abominio.
Come sempre resto basito dal modo in cui i religiosi, nella fattispecie cattolici ed ebrei, riescano piegare a proprio uso e consumo il significato della Bibbia...
Anche perché io, a dirla tutta, trovo quei testi bellissimi, ma non penso, che, per giustificarli moralmente, sia necessario scomodare... La "Fiamma dell'Amor Divino".
Insomma, l'amore può essere bellissimo, ma facciamola breve: chi ha scritto "il cantico" era in preda, imho, più ad un'estasi meramente erotica e dei sensi che ad un'estasi mistica.
Ma, non ostante tutto, son belle parole, devo ammetterlo, e, malgrado la mia citata avversione verso la Bibbia (specialmente, verso il Vecchio Testamento), rimango profondamente colpito dal "cantico".
E così, sempre più incuriosito, che faccio?
Me lo leggo tutto.
E, credetemi, il risultato è stato che...
A mio parere, ho letto un'opera eccelsa e coinvolgente.
Ma non coinvolgente da un punto di vista intellettuale, coinvolgente da un punto di vista sensuale.
Chi di Voi, maschietti che state leggendo, prescindendo totalmente da ogni forma di feticismo (che io, come forma di parafilia, semplicemente, non comprendo, ma, certo, non giudico), a fronte dei versi "Oh figlia di Principi, come sono belli, i tuoi piedi, nei sandali", non ha avuto il desiderio di recitarli alla propria innamorata, o alla donna di cui vorreste innamorarvi?
Behm, io, tempo zero, ero già lì che mi immaginavo a declamare quella frase ad una ragazza che conosco e che mi piace molto, ma con cui ancora non ci ho provato (ma, prima o poi, lo farò!).
Quello che però ho concluso, al di là della specificità culturale dell'opera, dei ripetuti richiami al matrimonio, dei nomi stessi dei protagonisti (Salomone e Sulammita), tenendo in conto solo la profondità di ciò che "il cantico" esprime e trasponendone i contenuti in un contesto moderno, è che, a mio parere, si tratta di un'opera che pare ruotare sulla sacralità del Tempio rappresentato... dal Corpo Umano. E, quindi, dal piacere dei sensi. In somma, sembra più un'opera di ascendenza ellenistica che non biblica.
E, in questo contesto, viene da pensare, a Dio, dell'identità sessuale degli esseri umani, al 100%, non gliene dovrebbe importare di meno...
Ma in materia ce ne sarebbe da scrivere i pacchi, quindi lascio a voi le vostre conclusioni sull'amore etero o gay.
Anche perchè, quello che conta, restando in argomento, è quanto trascinante, devastante e potente possa essere l'Amore, ma non solo quello spirituale, anche e soprattutto quello dei sensi.
In fondo, Signori e Signore, prendete atto di quello che siamo!
Primati altamenti evoluti, ma pur sempre tali! Né più né meno che quello. Per dirla con Desmond Morris, altro non siamo che "Scimmioni Nudi"... E, quindi, non ci va un grosso sforzo di deduzione a capirlo...
Altro non siamo che...
Animali sessuali.
E ci comportiamo come tali.
E scriviamo come tali. In sostanza, infatti, siamo di fronte ad un'opera esplicitamente erotica, che, stranamente, non è contenuta nei Rig-Veda o nell'Edda, ma nella Bibbia, ovvero, in quella che, pure essendo - a mia opinione, ovviamente - un'opera, nel complesso, dai toni cupi, razzisti e antropocentristi, è anche essa solo e soltanto un'opera epica, non certo un libro di ispirazione divina.
Tristemente, è stata proprio la tendenza a travisare tipica degli Uomini - e a vedere quello che non c'è nella Bibbia - a farne il fulcro delle religioni abramitiche, ossia l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam, con tutti i danni che questo ha comportato e continua a comportare (e comporterà!).
Pensate a tutte le atrocità che quella che non è null'altro che una interpretazione religioso-estremistica di un testo epico ha comportato!
Pensate ai danni che ci saremmo risparmiati (la Santa Inquisizione, l'integralismo islamico, l'ebraismo integralista ortodosso, solo per citare tre esempi), se la Bibbia fosse stata inquadrata per quello che è!
Ovvero, pensate ai danni storici che non si sarebbero prodotti se si fosse capito che la Bibbia altro non sarebbe dovuto rimanere che un fenomeno culturale circoscritto, volto al massimo a regolamentare la vita (e se si lo desiderava, la morte), di un piccolo popolo semita!
(E se qualcuno mi darà del razzista, gli sparerò nel sedere a sale! Io sono solo un razionalista, un pragmatico, e, come tale, penso! Non ho nulla contro gli ebrei, sto solo ragionando in modo freddo ed analitico su un testo che è divenuto dogma religioso, ma sarebbe dovuto rimanere confinato in tutt'altra sfera!)
Ah, se i religiosi celebrassero ed insegnassero "il cantico", invece che rintronarci con concetti come il Peccato Originale, il Paradiso e l'Inferno!
E se lo riferissero all'Amore Universale, non all'amore specifico tra Uomo e Donna!
Quanto migliore sarebbe il Mondo!
Peccato però che non sia così, e che se mai l'Uomo farà un salto culturale tale da potersi evincere dalle Religioni culturalmente e storicamente determinate, questo non potrà avvenire che tra decenni, se non secoli!
Peccato, davvero.
Comunque, a prescindere da tutto, il Cantico va letto.
E, poi...
Sono solo 117 versetti.
Solo 1250 parole ebraiche (lo 0,42% dell’intero Antico Testamento).
Se non mi credete, ecco a Voi "Il cantico dei cantici", riportato in toto:
Cantico dei Cantici - Capitolo 1
TITOLO E PROLOGO
[1]Cantico dei cantici, che è di Salomone.
La sposa
[2]Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
[3]Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
[4]Attirami dietro a te, corriamo!
M'introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!
PRIMO POEMA
La sposa
[5]Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
[6]Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l'ho custodita.
[7]Dimmi, o amore dell'anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.
Il coro
[8]Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso le dimore dei pastori.
Lo sposo
[9]Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
[10]Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
[11]Faremo per te pendenti d'oro,
con grani d'argento.
Duetto
[12]Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
[13]Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
[14]Il mio diletto è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
[15]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
[16]Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
[17]Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.
Cantico dei Cantici - Capitolo 2
[1]Io sono un narciso di Saron,
un giglio delle valli.
[2]Come un giglio fra i cardi,
così la mia amata tra le fanciulle.
[3]Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce è il suo frutto al mio palato.
[4]Mi ha introdotto nella cella del vino
e il suo vessillo su di me è amore.
[5]Sostenetemi con focacce d'uva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d'amore.
[6]La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
[7]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché essa non lo voglia.
SECONDO POEMA
La sposa
[8]Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
[9]Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
[10]Ora parla il mio diletto e mi dice:
«Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[11]Perché, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;
[12]i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
[13]Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[14]O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro».
[15]Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.
[16]Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i figli.
[17]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.
Cantico dei Cantici - Capitolo 3
[1]Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l'amato del mio cuore;
l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
[2]«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l'amato del mio cuore».
L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
[3]Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
«Avete visto l'amato del mio cuore?».
[4]Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l'amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l'abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.
Lo sposo
[5]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle e per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata
finché essa non lo voglia.
TERZO POEMA
Il poeta
[6]Che cos'è che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d'incenso
e d'ogni polvere aromatica?
[7]Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d'Israele.
[8]Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
[9]Un baldacchino s'è fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
[10]Le sue colonne le ha fatte d'argento,
d'oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d'amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
[11]Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.
Cantico dei Cantici - Capitolo 4
Lo sposo
[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell'incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
[8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell'Amana,
dalla cima del Senìr e dell'Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d'alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d'acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.
La sposa
[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.
Cantico dei Cantici - Capitolo 5
Lo sposo
[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.
QUARTO POEMA
La sposa
[2]Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Un rumore! E' il mio diletto che bussa:
«Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba, perfetta mia;
perché il mio capo è bagnato di rugiada,
i miei riccioli di gocce notturne».
[3]«Mi sono tolta la veste;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;
come ancora sporcarli?».
[4]Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
[5]Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
[6]Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto gia se n'era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L'ho cercato, ma non l'ho trovato,
l'ho chiamato, ma non m'ha risposto.
[7]Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
[8]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d'amore!
Il coro
[9]Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
o tu, la più bella fra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
perché così ci scongiuri?
La sposa
[10]Il mio diletto è bianco e vermiglio,
riconoscibile fra mille e mille.
[11]Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma,
neri come il corvo.
[12]I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte,
posti in un castone.
[13]Le sue guance, come aiuole di balsamo,
aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra.
[14]Le sue mani sono anelli d'oro,
incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo petto è tutto d'avorio,
tempestato di zaffiri.
[15]Le sue gambe, colonne di alabastro,
posate su basi d'oro puro.
Il suo aspetto è quello del Libano,
magnifico come i cedri.
[16]Dolcezza è il suo palato;
egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto, questo è il mio amico,
o figlie di Gerusalemme.
Cantico dei Cantici - Capitolo 6
Il coro
[1]Dov'è andato il tuo diletto,
o bella fra le donne?
Dove si è recato il tuo diletto,
perché noi lo possiamo cercare con te?
La sposa
[2]Il mio diletto era sceso nel suo giardino
fra le aiuole del balsamo
a pascolare il gregge nei giardini
e a cogliere gigli.
[3]Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me;
egli pascola il gregge tra i gigli.
QUINTO POEMA
Lo sposo
[4]Tu sei bella, amica mia, come Tirza,
leggiadra come Gerusalemme,
terribile come schiere a vessilli spiegati.
[5]Distogli da me i tuoi occhi:
il loro sguardo mi turba.
Le tue chiome sono come un gregge di capre
che scendono dal Gàlaad.
[6]I tuoi denti come un gregge di pecore
che risalgono dal bagno.
Tutte procedono appaiate
e nessuna è senza compagna.
[7]Come spicchio di melagrana la tua gota,
attraverso il tuo velo.
[8]Sessanta sono le regine,
ottanta le altre spose,
le fanciulle senza numero.
[9]Ma unica è la mia colomba la mia perfetta,
ella è l'unica di sua madre,
la preferita della sua genitrice.
L'hanno vista le giovani e l'hanno detta beata,
le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.
[10]«Chi è costei che sorge come l'aurora,
bella come la luna, fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?».
[11]Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
[12]Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto
sui carri di Ammi-nadìb.
Cantico dei Cantici - Capitolo 7
Il coro
[1]«Volgiti, volgiti, Sulammita,
volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti».
«Che ammirate nella Sulammita
durante la danza a due schiere?».
Lo sposo
[2]«Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d'artista.
[3]Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gigli.
[4]I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
[5]Il tuo collo come una torre d'avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
[6]Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce».
[7]Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
[8]La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
[9]Ho detto: «Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi».
La sposa
[10]«Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
[11]Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
[12]Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
[13]Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
[14]Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c'è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te».
Cantico dei Cantici - Capitolo 8
[1]Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
[2]Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m'insegneresti l'arte dell'amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
[3]La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
Lo sposo
[4]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché non lo voglia.
EPILOGO
[5]Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?
Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.
La sposa
[6]Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
[7]Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.
APPENDICI
Due epigrammi
[8]Una sorella piccola abbiamo,
e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella,
nel giorno in cui se ne parlerà?
[9]Se fosse un muro,
le costruiremmo sopra un recinto d'argento;
se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro.
[10]Io sono un muro
e i miei seni sono come torri!
Così sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!
[11]Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamòn;
egli affidò la vigna ai custodi;
ciascuno gli doveva portare come suo frutto
mille sicli d'argento.
[12]La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:
a te, Salomone, i mille sicli
e duecento per i custodi del suo frutto!
Ultime aggiunte
[13]Tu che abiti nei giardini
- i compagni stanno in ascolto -
fammi sentire la tua voce.
[14]«Fuggi, mio diletto,
simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi!».
La Bibbia
p.s.: a mio parere, siamo di fornte all'unico frammento della Bibbia dotato di indipendenza concettuale, passione, aulicità ed una forma di erotismo non dico destinata all'immortalità, ma, quanto meno, destinata ad appassionarci finché esisteremo!
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